Le Pile da riso

Le prime pile da riso vennero impiantate dai primi del Seicento in poi contestualmente alla messa in coltura del nuovo cereale.
 

Un cronista della fine del settecento, Attilio Magri, così descriveva questi "opifici": pile o piste coi pestoni di legno a musone ferrato mossi da bracci sporgenti o palatron di un così detto maschio ossia grosso albero di legno forte, ben arrotondato, girante sopra il proprio asse, saldamente fissato alle estremità. Questi pistoni abbandonati ad una certa altezza dai palatron del maschio in movimento, cadendo sul risone vestito della sua buccia e costretto in una buca ellissoidica di marmo levigatissima nelle sue parti interne, ne determina la separazione della buccia e successivamente dell'epidermide che va in semola o bulla lasciando dopo lunga operazione bianco il grano. La maggior parte delle pile risultava essere di uso interno dell'azienda agricola e dietro compenso alcune servivano anche per i terzi. Risaia e pila erano dunque una unica realtà economica produttiva. 

A conferma che la pila era un tutt'uno con la risaia quando un grosso proprietario prendeva in esame di introdurre la nuova coltura del riso oltre alle spese preparatorie per il terreno, all'onere per l'acqua necessaria ed altro doveva prevedere anche la Fabbrica cioè l'aja per battere, seccadora, Granajo, Pila, Magazzeno per il riso, che resta pilato, e casa pel Risaro.
Un alle Pile da Riso si ebbe verso il 185o quando venne presentato un nuovo sistema di pilatura. Il risone con la nuova attrezzatura sarebbe passato attraverso una serie di macchine denominate Prima Grola (doppia mola verticale in ghisa), Brillo (doppia mola orizzontale in pietra), Seconda Grola (che agiva in due riprese) e Lucidatore.

Era la fine del vecchio sistema a piloni o pestoni troppo lento e con una resa modesta legata al fatto che spesso il riso veniva frantumato con una eccessiva produzione di risina di scarso valore mercantile. Si apriva la strada al moderno sistema di pilatura del riso.
Dopo il 1945 praticamente quasi tutte le pile presenti nella varie corti che non si era potuto o voluto adeguare tecnologicamente cessarono la loro attività. 
Oggi praticamente tutte le pile hanno abbandonato il vecchio sistema a pistoni. Nessuna moderna riseria adotta, se non per motivi “di prestigio” e per una limitata attività, il sistema a forza idraulica.
Tra le meglio conservate e visitabili, 

1612 - La Pila di Corte Boschi 
La “Pila dei Boschi” apparteneva originariamente ai Brà che il 21 gennaio 1612 avevano chiesto l’autorizzazione di costruirla ed, una volta pagata la somma dovuta, ricevettero l’investitura.
Attualmente la pila esiste ancora in tutta la sua struttura, anche se da tempo è inutilizzata. Ed anche se ai secolari cinematismi sono stati aggiunti macchinari più moderni, la grande ruota a pale è sopravvissuta come documento della tecnologia del passato e sono anche sopravvissute le pile, mortai ricavati da un monoblocco di marmo, ed i pestelli che con il loro movimento ritmico azionato dalla ruota liberavano il riso grezzo “rison” dalla “pula”.

1644 - La Pila Vecia
La "Pila Vecia", situata Passolongo di Isola della Scala, qualche chilometro oltre Buttapietra, deve il suo nome al fatto che, fino al dopoguerra, esisteva nella stessa contrada, un altro edificio per pilare il riso. Ma "vecia" lo è anche in assoluto, se si pensa che la sua origine risale alla metà del secolo XVII; infatti da documenti in possesso dall'Archivio di Stato di Venezia, risulta che la richiesta per poter costruire la pila fu inoltrata alla Serenissima il 26 aprile 1644 da Domenico Cristato, latifondiere del tempo, e che nel 1656 essa era già da tempo funzionante. 
Le 9 "pile" ricavate in un monoblocco di marmo rosso di Verona e i relativi pestelli sono ancora funzionanti. Con il loro movimento ritmico liberano il riso grezzo, "rison", dalla pula, una lavorazione che richiede tempi lunghi e brigose operazioni a mano. Il riso che se ne ricava presenta un aspetto meno accattivante, ma conserva intatte le qualità nutritive e di gusto, e ha tempi di cottura maggiori. 

1648 - il mulino Gazzani
Il mulino "Gazzani ", che da qualche decennio ha cessato di macinare grano per essere usato esclusivamente come pila da riso, ha origini che risalgono tra la fine del ‘400 e i primi anni del ‘500. E' dato sapere, secondo documenti del Catasto Austriaco, che i macchinari per la lavorazione del riso sarebbero stati aggiunti nell'anno 1648. Attualmente appartiene ai Soave che continuano la secolare tradizione della pilatura del Riso Vialone Nano e del Riso Carnaroli. Ancora oggi le due grandi ruote idrauliche, azionano vecchi e originali meccanismi che consentono la lavorazione del riso .Una lavorazione rimasta “immutata” negli anni e tuttora funzionante, è  quella realizzata dai " Pestelli " (degli iniziali trentasei utilizzati fino alla seconda Guerra Mondiale, oggi solamente otto sono rimasti in uso), trattasi di meccanismi verticali di legno lunghi circa due metri la cui estremità inferiore termina con una parte appuntita in metallo.