VILLE E CORTI DELLA PIANURA VERONESE
Dopo il periodo di dominazione scaligera, alle soglie del XV sec., la repubblica di Venezia favorì l'investimento fondiario dei cittadini veronesi e veneziani; essi crearono ben presto delle aziende agricole i cui centri operativi dove si concentrarono i mezzi di produzione e le abitazioni dei lavoratori furono le “corti rurali”. All'interno di esse, le vecchie case da patron, dovendo essere consone allo status sociale e all'importanza raggiunta dalle famiglie che avevano investito nella terra, si trasformarono in case da villeggiatura: nacquero così le “ville”. Le case da Patron o Paron che si trovavano al centro delle grandi aziende agricole si trasformarono, a partire dal Cinquecento, in dimore signorili e si arricchirono di affreschi, statue e giardini. Qui i signori si dilettavano in piacevoli conversazioni con i loro ospiti, a contatto con l'aria salubre della campagna. I primi giardini umanistici divennero nel XVI e XVII secolo collezioni di vegetali; le piante venivano coltivate per le loro proprietà farmacologiche, le facoltà terapeutiche ed i significati simbolici. Nel corso dell'Ottocento molti di essi vennero trasformati in vasti parchi all'inglese, dove l'uomo poteva trovarsi in armonia completa con la natura.
Le ville:
Isolata nella campagna di Vigasio, sorge Villa Zambonina, (1) raro esempio di barocco nella pianura veronese. Edificata sull'area di proprietà dei Conti Giusti a partire dal XV secolo reca ancora tracce dell'originario impianto cinquecentesco con le aggiunte settecentesche dei corpi laterali di fabbrica. Interessante è l'affresco che mostra il lavoro nelle risaie , spaccato della vita agreste e fonte di reddito dell'azienda. Un bellissimo giardino all'italiana con siepi di bosso copre il lato nord. L'intera struttura è tutt'ora circondata, come in passato, da un piccolo corso d'acqua e si pone al centro di una vasta zona di coltivazione del riso .
A Mozzecane , sulla strada che collega Mantova a Vero na, nella seconda metà del Settecento la famiglia Vecelli (2) riedificò una preesistente struttura seicentesca affidandone il progetto ad Adriano Cristofoli, importante esponente del neoclassicismo veneto, per poter sfruttare i terreni paludosi di questa zona e trasformarli in risaia . La villa è composta dal palazzo signorile, dalle ali rustiche, la corte interna ed il brolo. L'interno si presenta ricco di decorazioni pittoriche eseguite a “mezzo fresco”: qui vennero chiamati i Bibiena e allievi della scuola del Tiepolo, come Francesco Lorenzi. Al piano nobile si presentano le allegorie del Tempo, della Verità e delle Stagioni. Lungo lo scalone d'onore si affacciano alle balaustre nobili dame, paggi, animali domestici e altri personaggi a dare il benvenuto agli illustri ospiti. Nell'Ottocento l'edificio ospitò il re di Napoli e le delegazioni internazionali in occasione del Congresso di Vienna nel 1821 .
A Isola della Scala , in località Vo', si erge imponente la Villa Pindemonte , su progetto di Alessandro Pompei. L'area posseduta dai Pindemonte era vastissima; ottenuto il titolo di marchesi dal Duca di Mantova nel 1654, essi decisero di sostituire un precedente edificio quattrocentesco non consono al nuovo status sociale della famiglia. Qui nel 1742 sorse l'attuale villa, in forme neoclassiche. Sul fastigio compaiono statue di divinità agresti di Lorenzo Muttoni, quasi a propiziare l'abbondanza dei raccolti. Al limite del giardino posteriore alla villa, si trovano tre statue opera di Gaudenzio Bellini di soggetto mitologico.
Sempre a Isola della Scala, in località Pellegrina , da ricordare villa Pellegrini, ampliamento di una struttura cinquecentesca che vide l'inserimento di un ciclo di affreschi raffiguranti i Quattro Continenti ad opera di Paolo Ligozzi, lo stesso autore degli affreschi del chiostro di San Zeno a Vero na. La struttura venne ampliata nel XVIII secolo con l'aggiunta di un fronte imponente rivolto verso la città sul quale campeggia lo stemma della casata, una delle più importanti a Vero na sin dall'epoca Scaligera.
A Sorgà si trova Villa Bogoni. Essa apparteneva nel XVI secolo alla famiglia principesca dei Gonzaga e qui, l'architetto-pittore Giulio Romano ebbe modo di sbizzarrirsi con figure di amorini, figure geometriche e mitologiche o floreali in alcune stanze della villa.
A Cerea , si trova Villa Dionisi. Progettata dal marchese Gabriele Dionisi nel XVIII secolo con l'apporto dell'architetto bolognese Giuseppe Montanari, allievo del Bibiena. Ha loggia centrale sormontata da un fastigio e da una facciata che reca ancora visibili gli affreschi dei Marcola, atti a celebrare la casata stabilitasi nel territorio ancora agli inizi del Duecento. Le allegorie sul coronamento sono opera di Lorenzo Muttoni. Il salone di rappresentanza ai primo piano è decorato con affreschi del Grù e del Montanari. La villa è circondata da un vasto parco all'inglese con resti di statue e la grotta conducente alla “giassara” o ghiacciaia ornata da cariatidi. La villa ospitò nel 1976 Napoleone Bonaparte.
A Settimo di Gallese (Buttapietra) sorge Villa Giuliari, eretta nel XVII secolo dalla famiglia Giuliari e commissionata all'architetto Alessandro Pompei (lo stesso del Museo Lapidario Maffeiano e della Dogana di Verona). I Giuliari detenevano vasti possedimenti in quest'area; la villa che si venne a creare si pose al centro della loro azienda agricola. Oggi il complesso si presenta con un avancorpo centrale con scala e due ali che si prolungano in porticati rustici con colonne doriche; quella di destra si conclude con una cappella dedicata a Sant'Elena. Nel grande atrio centrale si conservano ancora gli affreschi raffiguranti le divinità dell'Olimpo, opera del Maccari e del Marcola.
A Trevenzuolo sorse nel XVIII secolo su preesistenze cinquecentesche il complesso denominato “Cortalta”. Esso si compone di diversi corpi di fabbrica ed è delimitato da due alti torrioni. L'edificio padronale a pianta quadrata è affiancato da due lunghi fabbricati simmetrici porticati, le barchesse, con archi a tutto sesto ornati da mascheroni. Al primo piano si trova una loggia tripartita di particolare fattura mentre nel timpano che la sovrasta campeggia lo stemma pittorico della famiglia. Sul tetto trovano posto due comignoli sormontati da due fortezze in miniatura.
Tra i canneti del Fiume Tartaro in località Madonna, ad Erbè, sorge Corte Madonna, un tempo di proprietà dell'abbazia di S. Zeno di Verona. La struttura è quella tipica della corte rurale con la torre colombara, alla quale poi nell'Ottocento venne aggiunta l'imponente barchessa neoclassica su progetto dell'architetto veronese Domenico Trezza.
A Sorgà , isolato tra i campi, sorge il “Palazzon del Diaolo”, costruito su cartoni di Giulio Romano e commissionato, secondo la tradizione, dal mago De Bursis della corte dei Gonzaga, che lo usava per incontri diplomatici e riunioni esoteriche. Si presenta come un massiccio edificio squadrato ingentilito da ornati cinquecenteschi.
Nel centro di Nogara , nel 1548 sorse su progetto del Sanmicheli o della sua scuola, la signorile dimora della famiglia Marogna. Il palazzo conserva il tipico impianto della villa veneta con salone centrale, impreziosito da soffitti in legno dipinto con sale laterali a volta a vela. L'edificio è arricchito da mascheroni angolari posizionati sotto al grondaia. L'ingresso della proprietà è costituito da un monumentale edificio a pianta quadrata a forma di torre sormontata da quattro guglie e nel quale si inserisce il portale ad arco. Il cortile vede sui lati ovest e sud edifici rustici ed una torre colombara. L'accesso al giardino presenta ai lati due cariatidi attribuite a Bartolomeo Ridolfi.
In località Pradelle, a Gazzo Veronese, sorge Villa Montanari, comunemente nota con il nome di “Palazzo dei Merli”. Raro esempio di villa dalle connotazioni tardo gotiche che si sovrappone alla struttura del castello medioevale, grazie alle due torri presenti mascherate dalla facciata di raccordo con le merlature ghibelline, aggiunta nella seconda metà dell'Ottocento. Una scritta posta sull'ingresso principale la fa risalire alla seconda metà del Quattrocento, quando la famiglia dei Montanari aveva qui il proprio feudo di circa 600 campi. Sopra il portale d'ingresso spicca un'elegante trifora in marmo rosso di Verona, mentre le altre finestre sono decorate da archetti trilobati.
Immersa nelle valli in comune di Casaleone si trova l'imponente complesso della Borghesana, evoluzione produttiva della classica corte veneta, che si presentava agli inizi del secolo come una vera e propria fabbrica agricola che dava lavoro a centinaia di contadini e braccianti.
A Concamarise , si trova Villa Verità Malaspina. Qui i Verità, proprietari di vari appezzamenti di terreno, edificarono a partire dal Quattrocento vari edifici funzionali allo svolgimento delle loro attività agricole. La villa in questione oggi mostra le aggiunte succedutesi nel corso dei secoli: la barchessa del Settecento e una torre Ottocentesca di gusto neoromantico.
Ad Oppeano si trova Villa Carli-Cagnoli detta “La Montara”, un edificio di origine cinquecentesca che vede il corpo centrale decorato a bugnato nella parte inferiore e lesene in quella superiore. Un superbo timpano, coronato da divinità classiche, chiude la porzione centrale. Accanto alla nobile dimora, si trovano le abitazioni dei lavoranti, i porticati e i fienilie e una chiesetta ben visibile dalla strada.
Similare nella struttura, con il corpo centrale scandito da lesene e timpano, si presenta Villa Camozzini a Ronco all'Adige, edificata su di un fondo già esistente nel Seicento con una cappella neoclassica dedicata a S. Francesco di Paola.
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